La pensione pubblica ha preso il virus, a spese della rivalutazione.

Il coefficiente di capitalizzazione è molto importante ai fini del calcolo contributivo della pensione. La riforma Dini ha stabilito che il montante contributivo deve essere rivalutato tenendo conto della crescita nominale del PIL. 

La rivalutazione è pari alla media delle variazioni del PIL nell’ ultimo quinquennio e viene comunicata all’inizio di ogni anno dall’Istat e dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Nel 2014 l’ISTAT comunicò che il tasso sarebbe stato negativo ed allora il Governo stabilì con il decreto legge 65/2015 che in tali circostanze debba essere applicato un tasso di rivalutazione comunque pari a uno. Ricordo che un coefficiente 1 significa una rivalutazione pari a 0%.

Negli anni 2011-2012 avevamo una inflazione vicina al 3%, che permetteva al PIL nominale di quegli anni di compensare un po’.

Con un 2020 caratterizzato da un PIL reale molto negativo e una inflazione bassa (salvo sorprese) l’effetto sarà quello di portare ancora il coefficiente a 1, forse per alcuni anni.

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